A Genova 75mila euro europei per “pensiline verdi” sul mare: ombra, arredi riciclati e reti da pesca trasformate in infrastruttura verde

Nasceranno uno o più percorsi ombreggiati con coperture a verde pensile e arredi in materiale riciclato ricavato da reti da pesca e acquacoltura dismesse. L’assessora Coppola: «Isole di biodiversità e primi tasselli di infrastruttura verde lungo la costa». L’idea è replicare il modello anche in altre aree cittadine

Percorsi ombreggiati sul mare, con coperture vegetali e arredi realizzati grazie al recupero delle reti da pesca dismesse: Genova prova a unire decoro urbano, resilienza climatica ed economia circolare con un progetto pilota finanziato dall’Europa. Il Comune si è aggiudicato un contributo di 75.000 euro, assegnato tramite la Regione Liguria nell’ambito del progetto comunitario PRiSMaMED2, per realizzare una o più “pensiline verdi” con verde pensile e arredi in materiale riciclato.

L’iniziativa rientra in una logica precisa: tutelare la biodiversità nelle aree marittime portuali e, allo stesso tempo, ridurre l’impatto dei materiali di scarto legati alla pesca e all’acquacoltura. Reti dismesse e plastiche oggi difficili e costose da smaltire diventano materia prima per un arredo urbano che, nelle intenzioni, non è solo funzionale ma anche “visibile”, quasi un’installazione capace di cambiare la percezione dello spazio pubblico.

Coppola: “Isole di biodiversità e meno cemento al sole”
A spiegare l’impostazione è l’assessora all’Urbanistica e al Verde urbano Francesca Coppola, che parla di un’azione pilota lungo l’area costiera cittadina: “Andremo a realizzare uno o più percorsi ombreggiati tramite pensiline verdi, fruibili dagli utenti e dotati di arredi in materiale riciclato”. L’obiettivo è doppio: creare piccole ma significative “isole” di conservazione della biodiversità vegetale e, al tempo stesso, ridurre la superficie cementizia esposta al sole, migliorando comfort e qualità dello spazio.
Il progetto viene presentato anche come un primo tassello di una vera infrastruttura verde nel contesto urbano, cioè una rete di micro-interventi che, messi insieme, aiutano a contrastare le isole di calore e a rendere più vivibili i luoghi di passaggio.
Non solo costa: “replichiamo il prototipo in altre zone della città”
Il bando regionale vincola l’utilizzo dei fondi all’arco costiero e ad aree portuali o adiacenti. Ma Coppola annuncia già l’intenzione di non fermarsi lì: l’amministrazione vuole sfruttare il know-how del prototipo di pensilina sviluppato dal progetto europeo e presentato lo scorso anno all’Istituto regionale per la floricoltura di Sanremo per immaginare interventi simili anche in altre zone di Genova.
In pratica: il finanziamento serve per fare un primo “modello” concreto, con l’ambizione di trasformarlo in una soluzione replicabile.
Perché il progetto è strategico: reti da pesca dismesse, costi di smaltimento e filiere di riuso
Il progetto PRiSMaMED2 nasce da un problema ambientale molto concreto: le attrezzature di pesca e acquacoltura dismesse sono considerate rifiuti e il loro smaltimento è totalmente a carico delle aziende ittiche, spesso con costi elevati. Il rischio è che materiali difficili da gestire finiscano dispersi o diventino un peso economico e ambientale.
Sono ancora poche le filiere capaci di riutilizzare queste plastiche in modo strutturato. PRiSMaMED2 punta quindi a favorire il riciclo e a sensibilizzare imprese, istituzioni e cittadini sulle opportunità economiche e ambientali legate a un riuso “virtuoso” delle reti da pesca, trasformandole in prodotti e arredi utili.
Il bando regionale: 150mila euro complessivi per le città costiere
Il finanziamento rientra in un bando della Regione Liguria rivolto alle città costiere, con una dotazione complessiva di 150.000 euro per la realizzazione di pergole verdi con tettoia vegetale e arredi urbani costruiti con plastiche da reti da pesca dismesse. Genova, con i suoi 75mila euro, si posiziona quindi come uno dei Comuni che traducono quel percorso europeo in un intervento fisico e visibile.
In sintesi: la città prova a trasformare un rifiuto complicato in una risorsa urbana, e a farlo proprio dove l’effetto può essere più evidente: lungo la costa, tra porto e spazi pubblici. Un’ombra in più, meno cemento rovente e un pezzo di economia circolare che, se funziona, potrebbe diventare un modello anche per altri quartieri.
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